domenica 16 maggio 2010

Altre pillole. Quello che non mi sono perso: Antonio Pennacchi


Domenica, giornata splendida,Torino è accerchiata da una corona di montagne innevate.
Il Salone è affollato, ci arrivo tardino, dopo una passeggiata al Parco del Valentino. Mi ricordo per fortuna che c'è Pennacchi, al caffè letterario. Ci arrivo di corsa, è quasi pieno ma c'è un caos di fondo che spazientisce lo scrittore pontino. Si inizia con Pennacchi che parte deciso:"Quando mi hanno chiesto di venire al Salone, ho pensato subito di invitare a parlare del mio romanzo Marco Revelli. Perchè? Primo perchè è il figlio di nuto Revelli. Secondo perchè ha recensito il mio primo romanzo, Mammut."Revelli comincia parlare del romanzo, della continuità tra tutti i romanzi. Pennacchi annuisce, sbuffa, si vede che vuole parlare. Via. Comincia l'exploit."Scalfari parla di fine della modernità? A casa mia la modernità c'è arrivata nel 1963, quando mia nonna ha cominciato a lavare i panni con la lavatrice. Probabilmente la famiglia degli Scalfari aveva le colf che lavavano i panni. La modernità per me è appena iniziata. I barbari? Si ci sono i barbari. E semo noi! I barbari siamo io, Erri de Luca, siamo noi che ci siamo fatti un mazzo tanto, ci siamo sporcati le mani per arrivare a scrivere. Non mi raccontassero fregnacce! Non è mai negli schemi o nelle righe Pennacchi, è debordante, sanguigno, perchè è stato operaio e in fondo ancora lo è: "Ci credi che io la notte me sogno ancora che me richiamano a lavorà alla FulgorCavi, magari...". Io la conosco la condizione dei lavoratori, e non mi parlate delle morti sul lavoro, le conosco bene le responsabilità, che vi credete che io non le facevo le riparazioni ai macchinari con lo scotch per fare prima? C'è chi c'è rimasto...qua dentro mò (il Lingotto) è tutto bello, ce sò i libri...ma qua dentro la gente ha lottato, ha sudato...c'è pure morta ( si emoziona).Insomma, è inarrestabile nel raccontare l'animo umano, le contraddizioni, la storia e il presente.
Mi nipote me dice de scrive qualcosa de diverso,il romanzo storico è finito, che palle...fa qualcosa coi mostri, gli alieni...Allora mò sto a provà a scrive na storia de fantascienza, Cronache da un pianeta abbandonato...ma me esce fori la pianta de Littoria! che ce posso fa...
Sulla storia della bonifica pontina: E' stata un'operazione di grande organizzazione tecnico-produttiva, organizzatissima e non ideologica. nel Lazio non c'erano i mezzadri e siamo arrivati noi, veneti, esperti.
E noi al momento dello sbarco di Anzio difendevamo quel territorio, i miei parenti erano dalla parte dei tedeschi e della contraerea contro gli aerei alleati.
Io non lo so se siamo stati comunisti, se siamo stati fascisti, secondo me siamo stati ribelli che abbiamo lottato con tutte le forze per difendere quello che avevamo conquistato.
Certe cose bisogna dirsele.
Fino al 1943 l'Italia intera, o perlomeno in gran parte era stata fascista.
Ancora sulla modernità, rispondendo ad una domanda sul rapporto con il pattume televisivo e a molto altro:
Io penso che non ci possiamo raccontare le cazzate. Nell'antica Roma mica erano tutti filosofi, nelle sacche dei soldati sono state ritrovate le fabulae milesiae, racconti erotici. Le bancarelle del porto di Brindisi ne erano piene all'epoca di Virgilio. Allora io credo che purtroppo ci dobbiamo sorbire stò Grande Fratello, perchè Gesù Cristo diceva che per far sì che un seme cresca molto ne deve andar disperso. Credo anche che oggi la televisione fa schifo, ma non dimentichiamoci quanta televisione degli inizi era brutta e quanta letteratura dei grandi scrittori non sia di valore.
In conclusione Pennacchi menziona la necessità di un incontro tra gli scrittori per interrogarsi sul ruolo dello scrittore oggi, sul suo ruolo etico e sociale, sulla necessità di una letteratura pedagogica.
Comprate e leggete Canale Mussolini, anche se è edizione Mondadori. Pennacchi in relazione a questo dice: E che devo fa, me lo devo ciclostilà? E' l'unico che me lo pubblica, d'altronde te pare logico che l'unico giornale che me pubblica una riga è Il Secolo d'Italia? te pare giusto che Serena Dandini l'altra sera non faceva parlare Antonio Pascale a Parla con Me. Allora se c'avemo sta destra è anche perchè c'avemo sta sinistra!

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